Dal campo alla ricostruzione 3D virtuale: un metodo in cinque passi per utilizzare Extended Matrix

Idillio: Roviano - È un tiepido e assolato pomeriggio di sabato, fioriscono i fiori di zucca nell'orto del vicino maestro e ormai filosofo. Come ogni sabato dall'angolo ombreggiato dello studio ritagliato nel cortile mi concedo quelle due ore di aggiornamento, scarico e leggo gli ultimi articoli sugli sviluppi in materia di nuove tecnologie, metodologia della ricerca, archeologia.

Reperimento e presentazione degli autori:

Il momento è concretamente così idilliaco come si legge, la ricerca non è difficile, Academia.edu mi ha notificato in settimana del recente articolo di Emanuel Demetrescu e Daniele Ferdani . Emanuel e Daniele sono due ricercatori del CNR ISPC, ideatori e sviluppatori del metodo Extended Matrix che opera un profondo cambiamento nel modo di intendere la ricostruzione in 3D di monumenti e paesaggi del mondo antico. Collaborano con l'associazione da Gennaio 2021, li abbiamo incontrati nel webinar pubblico chiamato Extended Matrix Initiative 0.0, si progetta una replica, presto in autunno.

Riflessione metodologica pre lettura: libertà di accesso e libertà di ricerca: Scarico e apro, l'articolo: "From Field Archaeology to Virtual Reconstruction: A Five Steps Method Using the Extended Matrix", vedo l'editore, MDPI penso:

<<È così importante avere a disposizione in maniera libera e ovunque nel mondo gli articoli scientifici, scrivere e ottenere il "gold Open Access" dovrebbe essere uno standard universale di chi fa ricerca. Per molti è già così, la consapevolezza si è diffusa largamente in ogni ambito scientifico da quando sono presenti i "Social Network della ricerca" (come per es. Academia e Research Gate). Però si deve far attenzione, tra il mero condividere articoli sui Social e lavorare sulla strada dorata dell' "Open Access" il divario è ampio e non può essere colmato senza una quota di studio, indole all'approfondimento e sviluppo di specifiche cognizioni. Per la maggior parte di noi studiosi non vi è ancora una piena conoscenza tecnica (il fare, il saper pubblicare in OA) dal lato teorico si pecca di superficialità nel riconoscimento delle varie tipologie dei diritti d'autore. Da questo deriva una bassa contezza di poter essere in primis vettori del cambiamento e quindi del proprio ruolo fondamentale per la diffusione e difesa della libertà di pensiero e ricerca >> .

Descrizione pre recensione: Finito questo pensiero, la filosofia è un'influenza ben contagiosa, sono pronto a descrivere l'articolo: si tratta dell'ultimo di una fitta serie che coinvolge i lettori da più di un lustro. Questo di cui si parlerà è uno dei più chiari e utili articoli della proficua stagione dei due autori. Molti giunti a questo punto si chiederanno cos'è Extended Matrix? Uso le parole scelte degli autori nell'abstract:

<<Extended Matrix (EM) [è] un linguaggio formale e uno strumento interamente sviluppato e testato dal laboratorio Virtual Heritage del CNR ISPC. L'EM prende spunto dal Matrix di Harris e adatta il suo sistema alle specifiche esigenze che emergono nei campi della ricostruzione virtuale e della visualizzazione scientifica. Questo protocollo, che va dal fieldwork alla pubblicazione dei dati scientifici, è stato testato e sistematizzato in oltre dieci anni di attività su diversi contesti archeologici complessi e significativi.>> e in particolare [...] <<EM è un linguaggio formale visivo basato sui nodi, fondato su un approccio stratigrafico progettato per l'archeologia virtuale e sulla teoria dei grafi di conoscenza.>

Recensione:

I cinque passi di metodo si articolano intorno ad altrettanti casi studio, ogni passo metodologico è supportato dai casi studio descritti in dettaglio e accompagnati da un apparato grafico veramente molto interessante e ben costruito che illustra in maniera chiara il metodo e i risultati ottenuti dai due ricercatori.

Il problema che Extended Matrix dichiara di superare è quello legato alla chiusura delle ricostruzioni 3D; di fatti, se ci si pensa bene, per quel che riguarda il modello 3D archeologico dalla sua progettazione alla sua pubblicazione (spesso sotto forma di render), il metodo utilizzato per l'analisi degli alzati, il software di modellazione, il ragionamento logico per giungere all'inserimento delle parti ricostruttive, lo sviluppo sull'asse Z degli elementi ricostruiti e le fonti raccolte e utilizzate ai fini ricostruttivi sono del tutto o in parte "scatole nere". Questi compartimenti di estremo interesse sono oggetti del tutto accessibili solo dagli architetti e dagli archeologi che hanno lavorato al progetto. Tutto questo rende i modelli difficilmente riproducibili, modificabili, aggiornabili, quindi va da sé, poco scientifici.

Leggendo queste righe vi sarà quindi evidente come realismo, definizione e mediaticità (ossia la capacità di mediare informazioni storiche da parte del modello ricostruttivo) non sono necessariamente sinonimi di scientificità.


Seguendo quindi le norme presentate dagli autori dell'articolo, le ricostruzioni virtuali sono progettate seguendo un flusso di lavoro accurato di analisi e interpretazione dei dati e i risultati non sono più presentati come perentori.


Quali sono quindi le cinque fasi del metodo Extended Matrix?

1) Rilievo (Data collection): Raccolta dei dati, replica digitale di un sito archeologico e relative fonti;

2) Gestione e analisi dei dati (Data management): il modello proxy della struttura esistente viene semanticamente arricchito con informazioni stratigrafiche dalla Matrix di Harris;

3) Implementazione e Ricostruzione virtuale (Implementation & Virtual Reconstruction): viene generato il modello proxy delle ipotesi ricostruttive e viene collegato con l'EM;

4) Representation model (Modello di rappresentazione): modello ricostruttivo dotato di texture e materiali;

5) Pubblicazione e disseminazione (Publication and dissemination): rendering del modello secondo lo stile estetico scelto e il relativo contesto di pubblicazione.


I casi studio:

L'articolo si concentra poi sulle singole fasi in maniera dettagliata e analitica, esplicitando per ogni step di lavorazione modalità e senso delle operazioni svolte, per poi affrontare sette singoli casi studio:

  1. Aiano (San Giminiano)

  2. Foro di Augusto (Roma)

  3. Onde Marine (Cerveteri)

  4. Amba Aradam (Roma)

  5. Il Grande Tempio (Sarmizegetusa)

  6. Montebelluna (Montebelluna)

  7. Porta Marina (Ostia)